Siamo qui, intorno a noi mura grigie come grigie sono le nostre giornate. Tante persone si prendono cura di noi per rendere migliore possibile la nostra permanenza. Alcuni di noi non hanno più nessuno, altri hanno figli o parenti che però non possono prendersi cura di loro.
Alcuni di noi hanno perso “la mente”, altri “la deambulazione”: ognuno di noi ha perso qualcosa e siamo qui in un’unica “casa”, sì perché ora questa è la nostra casa e insieme formiamo un’unica famiglia.
Grande è la sofferenza che abbiamo nel nostro cuore, ma ci mantengono in vita i ricordi di quando eravamo bambini, nella povertà; l’essere poveri non ci tarpava le ali né ci faceva paura. Siamo cresciuti forti, determinati e abbiamo costruito la nostra famiglia, abbiamo svolto il nostro lavoro nel rispetto dei valori di ogni persona.
Il mondo di oggi non ci appartiene: è lì fuori, ma ci fa rabbrividire avere figli o nipoti che devono affrontarlo.
Qui le notti sono interminabili e si susseguono a giorni di sconforto e monotonia. Il nostro sguardo è sempre rivolto verso la porta, la porta che per noi rappresenta uno spiraglio di serenità. Attendiamo qualcuno che ci sorrida, ci parli, ci porga una carezza e ci ascolti; qualcuno che rida con noi e non rida di noi; qualcuno che ascolti le nostre storie e ci comprenda.
La nostra vita è giunta nella stagione dell’inverno; le altre stagioni appartengono al passato e hanno lasciato segni profondi nelle nostre rughe sempre più evidenti e nelle mani doloranti. I nostri cuori sono colmi di tristezza, ma dobbiamo comunque continuare il nostro percorso con la dignità e la pace interiore che non significano affatto rassegnazione.
Ogni persona che entra qui ci fa un regalo nel farci credere e sperare che ci sia ancora qualcuno che si preoccupa per noi e ci vuole bene, perché il voler bene è il fulcro della vita. Non dobbiamo scordarcene: tutto il resto ha poco valore.
Diventare anziani non vuol dire essere stupidi e vecchi, ma solamente l’aver raggiunto una nuova tappa della nostra vita segnata da tante esperienze, da tanti errori ma anche da rivincite.
Noi abbiamo vissuto e dato tanto, abbiamo gioito e pianto, abbiamo affrontato avversità ma abbiamo provato anche grandi sentimenti.
Per noi ora è giunto il momento di riposare. Sebbene le fatiche abbiano scalfito i nostri corpi e le nostre menti, cerchiamo di affrontare il resto del tempo che ci rimane il più serenamente possibile, ma abbiamo bisogno di tutti voi, della vostra presenza, del vostro sorriso, delle vostre parole per affrontare il tempo che ci rimane con serenità (Romilda).
